La BLOGOSFERA ITALIANA non si accende e spegne con un singolo interruttore !

Non aderisco allo “sciopero dei blogger” per i seguenti motivi:

Non ho mai amato seguire il branco quando il capobastone è fazioso oltremisura.

Leggo Marco Camisani Calzolari, Gianluigi Cogo, Stefano Quintarelli ed il vecchio amico Antonio Palmieri e molti molti altri mi trovo molto d’accordo con loro sia per gli intelligenti tentativi esperiti nel mettere un freno agli errori del DDL Alfano che per le argomentazioni espresse nei loro post.

Non amo per nulla il tono populista di attacco al governo a tutti i costi messo in atto all’interno del Ning di diritto di rete dove in certi video volano (gratuitamente) parole grosse al limite della querela tipo “Berlusconi Corruttore” a mio avviso la rete non ha bisogno di questi cori da stadio sia che arrivino da destra che da sinistra.

Non mi piace la strumentalizzazione (giornalistica) relativa a “tutti i blog aderiscono allo sciopero nazionale” quando sono solo qualche centinaio e perlopiù sconosciuti in cerca di visibilità.

E’ chiaro che il DDL Alfano sulle intercettazioni e sull’obbligo di rettifica (in tutte le sue eccezioni discutibili, pessime o meno)  è quindi solo il “Casus Belli” per fare un pò di casino in rete ed intercettare qualche centinaio di blogger (forse) in cerca di una idea per il post del 14 luglio.

Ma (IMHO) lo scopo è in realtà ben altro a mio avviso: si tratta delle prime prove (tecniche) digitali di consenso.

In periodo di grandi cambiamenti politici in area PD (e la discesa in campo Beppe Grillo, l’unico uomo in grado di impensierire politicamente Silvio Berlusconi e azzerare facilmente la timida dirigenza attuale) diventa indispensabile dimostrare quanto una o più persone abbiano un peso politico in rete e conseguentemente quanti quanto consenso siano in grado di generare contro l’attuale governo e quale massa di voti siano in grado di rastrellare per le prossime battaglie politiche, che con buonapace di Stefano Epifani, si sono già iniziate a combattere principalmente in rete prima ancora che sui media tradizionali.

Mi dispiace un pò invece vedere “giovani” blogger (spesso un pò allo sbaraglio) abbigliarsi stile Fedayn (o per non dire di peggio) con il bavaglio che oltre a coprire la bocca sale fin sopra il naso ricordando brutte reminiscenze stile anni 70′, che però fortunatamente oggi poi finisce a tarallucci (digitali) e prosecchino.

In conclusione credo che quella splendida logica di “popolo della rete” amante delle libertà digitali e trasversale a tutte le fazioni politiche di destra e di sinistra sia definitivamente morto per sempre, dato che oggi il web è diventato estremamente cosa seria e di consegenza assume toni fortemente politici.

Peccato davvero.

micheleficara scrive:

rileggendo i commenti a questo post e ringraziando tutti gli amici che hanno investito il loro prezioso tempo (mai sprecato ma anzi ottimamente utilizzato per una importante causa comune) per fare chiarezza sulla vicenda e sullo svolgimento dei fatti, intendo ribadire alcune mie posizioni personali affinchè possano essere di aiuto in futuro ed evitino di vanificare o far strumentalizzare da chicchessia una giusta protesta collettiva contro l’ennesima problematica legislativa su Internet.

Il DDL ALFANO con il relativo Obbligo di Rettifica può essere un’ottima occasione di confronto con il legislatore al fine di emendare una PDL nata male, oggi più che mai è importante la COLLABORAZIONE di tutte le forze in campo (a favore o contro) per portare il nostro ordinamento giuridico ad un livello di comprensione dell’ambiente digitale.

La collaborazione ( e perché no, anche TUTTI gli atti di protesta propedeutici alla discussione) devono avvenire in maniera Autorevole e Credibile per entrambe le parti e SENZA la presenza singola di politici che ne approfittino per i loro scopi.

E’ per questo che fino ad ora ho avuto il piacere di aderire ad autorevoli confronti, eventi e convegni (spesso anche in sedi istituzionali) che hanno sempre visto ben rappresentate tutte le parti in gioco e non solo una unica parte di esse.

E’ per questo stesso motivo che ho fatto un passo indietro nelle modalita’di protesta (ma non nella sostanza) quando al posto del paventato incontro istituzionale con le parti in gioco, si è passati alla manifestazione di piazza con i toni che tutti abbiamo avuto modo di vedere e valutare.

E per chi in futuro pensasse di accusarmi di essere un voltagabbana per avere aderito alla protesta, ma non averla sostenuta in piazza, gli rispondo in anticipo (ed in pubblico) significando che rivalutare la propria presenza non condividendo minimamente le azioni messe in atto sul campo (senza cambiare idea nel merito della sostanza quando vengono meno i presupposti iniziali e le modalità di esternazione) è UN ASSOLUTO DIRITTO di qualunque cittadino (digitale o analogico) oltre ad essere il fondamento dell’inalienabile libertà di pensiero e di azione diritto di ogni individuo.

E questo in particolarmodo quando vengono meno i presupposti iniziali di mobilitazione sul campo passando (senza preavviso) dall’iniziale idea di un grande convegno istituzionale ed autorevole con coinvolte tutte le parti in gioco, come già fatto tante altre volte in passato, ad una presenza (imbavagliata e vieppiù) sul campo dove campeggia una unica voce politica, come quella Di Pietro invece della meravigliosa trasversalità che da sempre ha costituito il valore apolitico ed il primato della rete.

E non mi sembra proprio poco … 🙂

@tutti Non ho seguito il lato “politico” della vicenda, dato che da blogger mi sono preoccupato di più di quello legato al web e all’iniziativa di sciopero. Tuttavia, avendo a suo tempo partecipato alla stesura di un pdl, so quanto sia difficile portare a calendarizzare una proposta di legge. Spesso non la si riesce neppure a far uscire dalla specifica commissione, senza un appoggio deciso da parte di qualche parlamentare. Può piacere o meno, ma il sistema è questo, e in questo do ragione a Guido. Al di là delle proteste di piazza, reale o virtuale che sia, se si vuole contrastare una legge, un pdl o un ddl che sia, bisogna farlo nelle sedi preposte, ovvero nelle commissioni parlamentari e in aula (e già arrivare in aula, al dibattito, è una vittoria). Se non lo si fa, ogni protesta è inutile.

In questa vicenda credo ci siano un lato positivo e uno negativo, al di là delle contrapposizioni.

Quello positivo è la presenza di una forma di mobilitazione, che sia riuscita o meno, per segnalare un dissenso ed un disagio verso una classe politica e dirigente che non conosce la Rete.
Tale incompetenza (non necessariamente in senso dispregiativo, intesa come non competenza) unita ad una buona dose di arroganza fa male alla crescita di questo paese.

Il lato negativo è la politicizzazione che la vicenda sta prendendo, dove con il termine intendo la somiglianza alla politica italiana, fatta non di contenuti ma di insulti e demonizzazione dell’avversario.

Credo invece che i blogger, in quanto espressione di una parte vivace e critica della popolazione debbano farsi sentire e nello stesso tempo farlo in modo civile e composto, per non assomigliare a coloro che criticano.

Ciao a tutti

Gianluigi

micheleficara scrive:

@ giovanni, grazie hai centrato in pieno lo scopo di questa conversazione !

Lo scopo di questo post è proprio questo: presentare i vari punti di vista della rete per sucitare discussione e confronto in rete perchè tutti si possa condividere, apprezzare, contestare …

al di fuori di qualsiasi strumentalizzazione personale o politica.

per questo io amo internet ed anche i blog

Guido Scorza scrive:

Ciao a tutte/i,
mi ero ripromesso di non tornare a scrivere sull’argomento perché evidentemente “parte in causa” e perché francamente trovo la “polemica” lanciata da Michele sul suo blog – quando lo “sciopero” si avviava a divenire solo storia – gratuita, inutile, sterile e soprattutto dannosa per quella Rete nella quale tutte/i con toni diversi dichiariamo di credere.

Tradisco – con questo commento di pochi bit – il mio originario intendimento all’unico fine di tentare una composizione tra interessi che qualcuno sta cercando di far apparire più contrapposti di quanto non siano solo per ragioni di personalissima ed ingiustificata invidia, gelosia, esigenza professionale essendo al soldo di questo o quel politico.

Mi permetto di scriverlo perché questa storia è nata dal mio PC prima scrivendo il pezzo per punto informatico nel quale ho denunciato le disposizioni “ammazza internet” del DDL alfano e poi scrivendo l’emendamento “salvarete” che verrà votato nei prossimi mesi al senato.

Permettetemi di ricordare che dopo aver scritto quell’emendamento non l’ho inviato all’italia dei valori come qualcuno polemicamente (e falsamente!) ipotizza ma l’ho piuttosto postato sulla piattaforma wiki attivata da marco camisani nell’ambito di un’azione di supporto all’On. Palmieri che si era dichiarato – e l’ho pubblicamente ringraziato per questo – disponibile a far da mediatore tra la Rete ed il legislatore.

La politicizzazione di questa storia, dunque, non nasce né da me – che ho solo condiviso in rete le mie preoccupazioni ed i miei 2 cents di competenza – ma al contrario, nasce proprio da chi oggi mi/ci accusa di aver “chiesto soccorso” alla politica, quasi, peraltro, che sia possibile modificare un DDL scritto male senza l’ausilio di un parlamentare!

Quello che è successo dopo, ovvero lo sciopero di (alcuni) blogger, giusto o sbagliato che fosse, francamente, proprio non vedo come possa aver danneggiato qualcuno o premiato (ammesso che in ciò ci sarebbe stato qualcosa di sbagliato) qualcun altro.

Mi piace però chiarire soprattutto per il rapporto di amicizia e stima (a ttuale o passato) che mi lega a molti di quanti stanno seguendo in silenzio questa discussione che da questa partita non ci ho guadagnato nulla, non l’ho giocata per guadagnarci qualcosa né in nome di questo o quel politico (non ho neppure il piacere di conoscere antonio di pietro al quale pure riconosco una sensibilità particolare per la Rete).
Grazie per l’attenzione e scusate lo sfogo.
Credo che tutti potremmo investire il tempo che questi commenti ci stanno sottraendo per attività assai più costruttive nell’interesse proprio della Rete.
G.

Giovanni scrive:

ciao,

solitamente non mi arrischierei a postare un commento, dato il rischio di venire travolto dalla vis polemica mia ed altrui e magari essere male interpretato, ma cercherò serenamente di dire alcune cose molto semplici. Non si può, in parte, non ripetere alcune cose lette nelle risposte più sopra, quindi “quoto” virtualmente tutti coloro che mi hanno preceduto.

1
La mia percezione è che all’interno del nostro mondo di addetti ai lavori questo sciopero e il DDL in questione abbiano un eco che la “gente normale” non ha neanche lontanamente percepito. E’ un’impresione soggettiva, ma ho provato in questi due giorni ad intervistare decine di persone “della strada” sull’argomento e solo alcuni (i più informati) ricordano vagamente la questione

2
Non credo nell’esistenza della categoria dei “blogger” né tantomeno di un “movimento” che partendo dai blog possa salvare l’Italia dalla dittatura. E’ bello vedere idee ed ideali portati avanti con tanto slancio, ma personalmente ho una visione più disincantata del mondo, in cui non è così facile distinguere buoni e cattivi. Ancora di più in politica. A corollario non mi convince tanto quest’idea latente (se mi è permesso di sapore post-anarchico) che crede nell’autoregolamentazione del mondo attraverso le logiche relazionali e paritetiche della rete.
Dal mio punto di vista, finora il sistema migliore che l’uomo ha inventato per dirimere i conflitti di interessi è la Legge. Laddove c’è un conflitto di interessi (come quello fra i proprietari di un’opera di intelletto e chi ne fa un uso improprio, o come quello fra un insultatore ed il querelante) è necessario che ci sia una legge per decidere chi ha diritto di fare che cosa. Non esistono leggi perfette, per questo esiste la magistratura che decide come applicare la legge ai casi specifici. Scusate il tono didascalico.

3 – ENTRANDO NEL MERITO:
Credo che in Italia il 50% della popolazione usi Internet e un buon 75% usi in qualche modo i SN. E’ evidente che una legge, a prescindere dal dettato normativo letterale, non potrebbe mai concretamente imporre un “bavaglio” a decine di milioni di persone. Esiste, come giustamente ha fanno notare Melica, che quoto in pieno, la possibilità che anche leggi macroscopicamente ignoranti, come quelle che non tengono in conto fatti così palesi, siano rese più corrette in fase di applicazione.

4 –
Da comunicatore devo dire che la percezione di autorevolezza dei blogger dovrebbe essere più spesso garantita da un tono di voce moderato. In Italia l’abbassamento del livello della discussione politica, di tutti gli schieramenti, è dovuta anche ai toni troppo accesi. Non è una questione di forma ma di sostanza. Se una persona urla nell’orecchio di un’altra fa più rumore, ma comunica molto peggio il proprio messaggio. Chi si occupa di comunicazione, per primo, dovrebbe cooperare per invertire questo processo e puntare sui contenuti, anche a costo di lavorare più nel medio periodo che nel breve. Questo sì che farebbe bene. Io avrei voluto vedere maggiore approfondimento tecnico-giuridico della questione nei post, invece rimango anche io, come molti, ad un livello di competenza sui fatti abbastanza generico.

Ringrazio comunque Michele, perchè ho potuto in pochi minuti farmi un idea delle diverse posizioni di tutti i principali soggetti coinvolti.
Con stima, ciao!
Giovanni

alex buzzella scrive:

Ciao,
io credo che le motivazioni dello sciopero non erano da tralasciare…
Xò devo aggiungere che lo sciopero sarebbe stato + efficace se :
1 invece di postare un articolo in cui si aderiva allo sciopero si sarebbe dovuto oscurare tutto il blog o nascondere tutto il contenuto, eventualmente lasciare l’immagine dello sciopero(cosa che però forse non tutti riescono a fare ).
2 si sarebbe potuto anche organizzare un concorso in cui si sceglieva un video che rappresentasse lo sciopero così da poterlo caricare su tutto il web usando i vari siti di video upload disponibili, ci sarebbe stata una diffusione del messaggio molto maggiore…

@Gianni «Ma concordo che probabilmente l’idea di “sciopero dei blogger” non è particolarmente efficace.»

Il problema, Gianni, è che l’unico sciopero efficace è quello che danneggia la controparte. Oramai non sono più efficaci neppure gli scioperi nelle fabbriche. Lo scopo dello sciopero, però, è anche un altro, ovvero di contarsi, cioè di capire (e non è così banale farlo senza) quanti effettivamente condividano la stessa idea, lo stesso valore, e siano disposti a fare qualcosa per supportarla. Purtroppo la blogsfera è malata di protagonismo e da un certo punto di vista è anche peggio della Casta, perché è fatta di tanti club privati che si referenziano a vicenda in cerca di visibilità. Sappiamo tutti che il blog più letto è quello di Grillo. Io ho sempre sostenuto che quello di Grillo NON è un blog. Un vero blogger deve essere disposto al confronto diretto e chi si confronta con lui lo fa per portare avanti quel confronto. Grillo non si confronta con nessuno, non legge i commenti, forse non scrive neppure gli articoli: è solo la copertina, il logo. E chi commenta lo fa per darsi visibilità, ma non si confronta con gli altri. Qui stiamo discutendo fra noi: sul blog di Grillo raramente si fa. Ad ogni modo, in altri Paesi i blogger possono essere influencer importanti anche per la loro capacità di collaborazione, che è poi la base del web 2.0. Ma non si fa web 2.0 perché si ha un blog, ma attraverso la collaborazione e la cogenerazione di contenuti. In Italia almeno la metà dei blog che contano si rimbalzano notizie e affermazioni come fanno da tempo i quotidiani. Prima o poi leggere 10 blog sarà come leggere 10 giornali: stessi titoli, stesse notizie. Molti blog popolari hanno contenuti scarsi. Una volta scrissi un articolo sull’iPhone: ebbi circa un migliaio di hit in un giorno. Altri articoli, molto più importanti per contenuti e qualità, ne hanno presi solo poche decine. La qualità, in rete, non paga.

Luigi De Luca scrive:

Ottimo intervento, un’analisi lucida che sottoscrivo completamente.
In particolare, ho apprezzato questo passaggio: “E’ chiaro che il DDL Alfano sulle intercettazioni e sull’obbligo di rettifica (in tutte le sue eccezioni discutibili, pessime o meno) è quindi solo il “Casus Belli” per fare un pò di casino in rete ed intercettare qualche centinaio di blogger (forse) in cerca di una idea per il post del 14 luglio.”

Che decisione sbagliata! Che senso ha oscurare la propria pagina proprio il giorno in cui la gran parte dei blogger avrebbe avuto qualcosa di interessante da far leggere…

Omaggi, G.

mauro scrive:

arrivano i buoni 🙂
mica e´speciale questo sciopero solo perche´e´ sulla rete

e quindi (modestissimo blogger quale sono) nn ho aderito perche´ non amo che qualcuno mi dica cosa fare …

banale, i know

daniele scrive:

Sembra strano, ma sono d’accordo con Mau!
…Anche se un pò più…estremista!
Il governo sta cercando in tutti i modi di frenare critiche, contestazioni e opposizioni. Il web è l’unica spiaggia libera! Tu lo sai, non amo no global e compagnuzzi mezza calzetta, ma oggi, dopo molte sentenze, dalle tangenti ai tempi di Craxi (passate via tra amnistie e prescrizioni, NON ASSOLUZIONI!) e dopo il caso Mills, se dico “Berlusconi corruttore”, a parte forse la mancanza di eleganza, non dico nulla di sbagliato. Qualcuno forse vuole impedire anche questo. Posso anche dire che Dell’Utri è stato condannato in appello a 9 anni per associazione mafiosa. Nessuno può impedirlo.
Quindi NO A QUALSIASI BAVAGLIO!
Poi, in quanto allo sciopero, è una minchiata!
Se scioperano i benzinai è un discorso, ma i blogger……
…chi se ne accorge??

Gianni Lombardi scrive:

Nel mio piccolo ho partecipato. Ma concordo che probabilmente l’idea di “sciopero dei blogger” non è particolarmente efficace. Lo sciopero dovrebbe essere uno strumento estremo, inoltre secondo me e’ abbastanza superato anche nel mondo reale (i sindacati potrebbero fare un po’ piu’ i movimenti di opinione, invece di reagire sempre con il riflesso condizionato dello sciopero e della manifestazione in piazza).

sem scrive:

Ohh…finalmente d’accordo con te.
Mi sei piaciuto, anche nell’ammirevole tentativo di essere il più obiettivo e “super partes” possibile per quanto la testolina sia la tua.
Io non conosco il DDL promulgato se non a grandi linee e quindi non mi perito di entrare nell’argomento con cognizione di causa.
Comunque il tentativo di normare o dare delle regole ad un mezzo di comunicazione globale nato libero ma soprattutto “anarchico” per sua natura non può che far storcere il naso anche ai più scettici.
Il pretesto politico è strumentale? …mah, può essere, anche se essere “Blogger” va oltre al mero tentativo di politicizzare il proprio pensiero e come ha fatto notare qualche post di risposta al tuo articolo, il Beppe nazionale insegna ad essere furbi…ed anche un po’ stronzi!!
Tra tutti post fino ad ora letti quello di Valentino Spataro mi sembra sia quello che inquadra meglio il tema in discussione: “…abbiamo un solo interesse. Poter partecipare liberamente e responsabilmente ad un blog lasciando commenti o post. Parlare. Comunicare. Incontrarci. Sono libertà costituzionali delle persone. Non e’ editoria.”

Alberto Fattori scrive:

Caro Michele,

Mi chiedi cosa ne penso? Come sai, quello che pensavo sulla questione l’ho già scritto su Affari Italiani.
http://yibuyibu.blogspot.com/2009/07/io-no-non-allo-sciopero-il-14-luglio-ne.html

A questo aggiungo solo una considerazione, a seguito anche dei commenti che ho letto.

Sembra essere tornati indietro di secoli e di quando gli eserciti, prima della battaglia, pregavano allo stesso Dio, chiedendone il sostegno, per poi urlarsi in faccia “Dio è con noi!”.

Anche io ho letto su praticamente tutti i giornali che “tutti i blogger hanno scioperato!”

Bene, questo mi ha profondamente deluso, perché questa frase, dimostrata l’arretratezza di un paese che non riesce a “cambiare”, innovarsi, neppure nei termini e che si sente “sicuro” solo dietro schemi e “corporativismi” del tutto superati.

Negli USA la Corte Suprema ha sentenziato che fa parte della liberta’ di stampa anche un libello anonimo perche’ l’anonimato serve a protteggere chi denuncia contro il poteren pubblico o privato che sia.
Altro che limitazione, regolamentazione o irregimentazione della rete come qualcuno si auspica pure qui.

Giusi Mineo scrive:

Personalmente non vedo nulla di strano nelle azioni eclatanti, che poi possano essere strumentalizzate; beh questo può avvenire quasi per tutto.
Credo che l’importante è che qualcosa si muova e che la blogosfera non sia più un mondo a parte o qualcosa che non fa notizia.
D’altronde c’è chi del motto “l’importante è che se ne parli” ha fatto la base di gran parte delle proprie azioni politiche.
Poi come dice Spataro l’importante è comunicare, chiaro che se più persone partecipano alla conversazione più questa diventa interessante, ma questo mi sembra sia lo spirito della rete.
Buona giornata a tutti

Per Massimo Melica: ancora il cambiamento della rete non e’ concluso, anzi, e’ in pieno atto. Sta a persone come noi insistere sui valori morali che abbiamo conosciuto in tempi in cui la rete era uno strumento per pochi.

Per tutti: abbiamo un solo interesse. Poter partecipare liberamente e responsabilmente ad un blog lasciando commenti o post. Parlare. Comunicare. Incontrarci. Sono libertà costituzionali delle persone. Non e’ editoria.

davide platania scrive:

In particolare la mia attenzione si concentra sull’obbligo di rettifica, che da quanto ho capito è una norma che se diventasse legge obbligherebbe i gestori di qualsiasi sito o blog a pubblicare una rettifica a quanto scritto, o pubblicato in altro modo, entro 48 ore dall’e-mail di notifica, pena multe salatissime. Detto ciò è giusto a parer mio che chi gestisce un sito o un blog non sia automaticamente autorizzato a scrivere qualsiasi cretinata gli passi per la testa, ma è chiaro che la forma di regolamentazione che prevede questa legge non può esser applicata ad esempio a un blog amatoriale, il quale non ha evidentemente né i mezzi né le possibilità per poter esser equiparato ad una testata giornalistica professionale. Mi pare che questo provvedimento abbia un solo intento: la censura del web. Di conseguenza io son d’accordo sullo sciopero dei blogger ma forse si dovrebbe far di più, magari su spinta delle grandi multinazionali.

Pollicino scrive:

Ricordo di aver scritto che ad un corso sulla comunicazione mi dicevano che i commenti degli editorialisti dei giornali se li scrivono e se li leggono solo loro e pochi altri. Poi si rispondono tra di loro un pò come succede qui. Ringrazio comunque Michele Ficara di avermi chiesto un commento, ma vorrei evitare di infilarmi in altre polemiche pretestuose in alcuni casi, interessanti in altri. Il problema credo sia prendere atto della semplicità di alcune cose, c’è un ddl Alfano e si è o contro o daccordo, chi era contro ha protestato, nelle proteste ci sono voci forti e voci deboli è inevitabile, una volta si parlava di avanguardie……
Qualcuno ha parlato di strumentalizzazioni politiche, ci sono sempre anche qui è inevitabile, altrimenti dobbiamo chiudere il parlamento e non basterà comunque. Altri hanno lamentato sulla parola sciopero, lezione di purismo, che sinceramente lascia il tempo che trova, A qualcuno hanno dato alla testa i prosecchini, altri anno rifatto lezioni di stile di bon ton dicendo che la condivisione in rete non si fa così. Resta un fatto che grazie a tutto questo in rete e sui giornali, anche con i comunicati copia incolla, ma non solo perchè diversi editorialisti si sono mossi e hanno scritto, si è parlato di blog e di blogger che si imbavagliavano – ah anche su questo qualcuno ha fatto del purismo -. Nella mia città una decina di blogger sono andati in piazza imbavagliati e con cartelli e i giornali on line e quelli di carta ne hanno parlato. Insomma credo che qualche volta se tutti vogliono dare lezione di stile e di etica rischiamo solo di non farne niente e di rimanere al bar a berci il prosecchino con gli amici. Scusate inevitabilmente qualche polemica la susciterò, così dirò subito che è inevitabile perchè la politica come potrebbe stare fuori dai blog? Grazie ancora a Michele per la segnalazione

gege scrive:

Un saluto a tutti, vorrei dire anche io la mia parola in merito a questa discussione.
Amci ma veramente credete che internet debba essere così libera? la libertà per come la intendo io vuol dire tante cose ma ad esempio la libertà di diffamazione non la condivido, fatevi un giretto su alcuni dei tanti blog dedicati alla politica, che siano di partito o di loro esponenti ma anche di soli simpatizzanti, si può leggere di tutto e di più, insulti a non finire storie inventate di sana pianta solo per far fare brutta figura al polito ostile di turno fregandosene delle conseguenze che le loro parole scritte su un blog possono causare, la libertà è una bella cosa, su questo siamo tutti d’accordo ma deve essere anche questa regolamentata per essere giusta.
Ho fatto un esempio generico sui blog politici ma il discorso vale per tutti.
Se uno si limita a scrivere le cose vere e verificabili che problemi potrà avere? nessuno
Ho letto in alcuni commenti su questo articolo allusioni circa uno stato di dittatura soft nel nostro paese, ma quando la finite a raccontare queste stupidaggini, la televisione è diretta dallo psiconano, ma fatemi il piacere, non c’è nessun programma televisivo di intrattenimento politico che non sia ostile al Premier, mica Fede è da considerare come tutta la tv italiana, la comicità? ma se tutti i comici televisivi sono di sinistra.
Vi siete fatti imbambolare dalle scemenze che vanno raccontando Di Pietro e Grillo, aprite gli occhi questi personaggi vi stanno solo usando, ho sentito un show in cui si chiedeva l’immediato abbandono dell’uso della carta per i libri da sostituire con book reader elettronici, si di punto in bianco andiamo a dire a una vecchia sessantenne di impararsi ad utilizzare questo strumento che è una verà bomba tecnologica (bomba nel senso buono) ma che dovrà essere integrata gradualmente nel corso di più anni nella nostra società, partendo dalle scuole, dai posti di lavoro pubblici prima di tutto e privati poi, un processo molto lungo non certo da fare con uno schiocco di dati come si vuol far credere, questo è solo un esempio.
Non vi fate guidare nei pensieri e gesti da nessuno, ascoltate tutte le campane e rifletteteci bene sopra a ciò che ascoltate, non prendete per oro colato quello che vi viene detto dai professionisti della politica e del fare i soldi, c’è gente che predica l’ecologia estrema e poi va in giro in Porsche, con motoscafi d’alto bordo, che predicano la redistribuzione delle ricchezze e poi hanno svariate proprietà immobiliari, società, redditi da favola e in alcuni casi non verificabili e che non fanno un minimo di beneficenza, che invece di assumere perone meritevoli assumono loro parenti così da tramandarsi il potere.

La forza di uno sciopero è nella condivisione di un valore. Questo lo hanno imparato secoli fa i primi operai che provarono a promuovere scioperi quando era ancora illegale. Questo vale ancora oggi. Proposi lo sciopero dei blogger ben prima di altri che poi, essendo più famosi, ebbero maggior visibilità. Lo proposi a fine giugno, pubblicando poi il 1° di luglio questo post: http://lindipendente.splinder.com/post/20872682/No+blog+day
Proposi lo sciopero scrivendo a Grillo, a Macchianera, a Radio Nation, a decine di blogger di ogni tipo. SE DAVVERO avessero tutti aderito al NO BLOG DAY, avrebbe mandato un messaggio appunto di condivisione di valori, di un valore, un valore di libertà e giustizia. Così non è stato, perché la maggior parte dei blogger amano calcare le scene e sono talmente malati di protagonismo, che pensare di chiudere la bocca anche un solo giorno non poteva che essere considerata che un’eresia. La blogsfera è autoreferenziale: ama parlare di sé e far parlare di sé. Il silenzio non è un’opzione. Si è perso molto di più che un’opportunità.

A che serve scioperare o meno in un paese di 20 milioni di analfabeti funzionali, e 20 a rischio di diventarlo, che desiderano una dittatura qualsiasi, purchè soft e rivolta a lasciare loro i tanti privilegi accumulati in 60 anni di repubblica, anche se questo è ottenuto con un inarrestabile aumento del debito pubblico?
Questa dittatura soft, cui partecipano in un gioco delle parti tutti i politici, tutta l’amministrazione ed anche buona parte dell’intellighenzia, finirà, come la precedente dittatura, solo e se le condizioni del paese diventaranno drammatiche e la gente perderà quel benessere fasullo nel quale sguazza incosciente.

Rossella T. scrive:

Gira gira in tondo, torna allo stesso punto… Io no.
Per me il DDL ALFANO nasce all’interno di una strategia non tanto neanche velata che, prendendo le mosse da lontano (leggi P2), tende oggi al controllo (e alla censura) di tutti i sistemi di informazione e libera circolazione delle idee. L’estrema sintesi è rappresentata dalla proposta di legge Lussana che vorrebbe cancellare persino la “memoria” dei reati.
Questo governo, che ti piaccia o no, che tu voglia ammetterlo o no, ha il maggior numero di inquisiti (e condannati) nelle proprie fila. Cominciamo a chiederci perchè proprio in Italia il governo avverta la necessità di “regolamentare” la stampa e la rete e perchè la “strizzatina” viene fatta dopo la condanna di Mills, la storia di Noemi, le rivelazioni di Ciancimino, ecc. ecc.
Ovviamente lascio a te e agli altri le disquisizioni tecniche e giuridiche, poichè non ne so di informatica nè di giurisprudenza. Ma il ragionamento più sincero, ne sono convinta, è il mio. Ciò potrebbe bastare per protestare, col bavaglio, senza, attraverso i blog e in piazza. Alcuni cittadini lo faranno, altri no. Ma le mistificazioni intellettualistiche fanno ridere in un Paese alle prese con diverse emergenze: il terremoto in Abruzzo, l’economia, l’ambiente. La democrazia a che posto vogliamo metterla?

micheleficara scrive:

mi piace manifestare il dissenso quando è necessario, ed ultimamente spesso è necessario.

ma mi piace farlo in maniera civile ed autorevole, perchè solo in questo modo si ottiene credibilità dalle istituzioni e dal pubblico.

Non amo essere strumentalizzato su queste questioni da qualunque parte politica perchè la protesta o la conversazione deve essere trasversale.

Non mi è piaciuto vedere Di Pietro strumentalizzare la protesta dei blogger e nonostante non fossi già d’accordo sui metodi “imbavagliati” e diffamatori rispetto all’attuale Governo, lasciando campo aperto a Dipietro la manifestazione ha perso la sua indipendenza ed autorevolezza.

Sarebbe stato bello vedere altri politici, oppure che gli organizzatori rimandassero a casa Di Pietro e le sue magliette perche la rete internet è di chi la fà e non di chi la usa (quando gli fa comodo) per le sue beghe politiche.

E’ indispensabile che per il futuro servono regole chiare per evitare che le esigenze di molti diventino foraggio politico per pochi

gigicogo scrive:

La lettura dei commenti è appassionante fino a un certo punto, secondo la mia modestissima opinione.
E provo a spiegarvi perchè.

E’ indubbio che le “iniziative” della blogopalla italica stentino a diventare qualcosa su cui riconoscersi universalmente al di là dello schieramento politico a cui ognuno appartiene.

Non vi è un comune senso di appartenenza al “sistema blogosfera italia” e forse non ci sarà mai.

Negli anni scorsi ho guardato un po’ all’estero: Spagna, USA, ecc. In questi paesi quando si fa un azione (cito ad esempio: http://www.bloggersunite.org/) vi è una grande sensibilizazzione e un passa parola che ha dell’incredibile. Si rinuncia alla rendita del proprio bloggino (ognuno percepisce la sua) per aderire a una “campagna” generalmente utile al sistema ma, soprattutto utile a chi si approccia al sistema.

Qua da noi la questione è sempre la stessa. Un gruppo stimabile in circa 2/300 di noi che si conosce di persona e si frequenta non solo digitalmente, eccelle per rissosità e distinguo continui, per affermare una leadership che non avvantaggia il movimento.

Ho letto diversi ottimi propositi nei post del “day after” al 14 Luglio. E quasi tutti dicevano: partiamo da qui!

Facile a dirsi, difficile a concretizzarsi.

Gilioli, in un commento sul mio blog diceva: “Secondo me, eventuali modi plurali e fantasiosi per ampliare gli spazi di libertà in tutte le forme di comunicazione sono un arricchimento, non un “io sono più bravo di te”.

Se partissimo da questa considerazione, ogni azione della blogopalla italica che mira a un coinvolgimento in senso ampio e plurale, dovrebbe essere mediata da una discussione, magari poggiandosi su sistemi digitali che possano favorire poi la scelta (rating, poll, wiki, ecc.).

Così, purtroppo, non è successo. E si è sfruttato il solito sistema degli “hub forti”. In pratica con un inconscia aderenza al sano principio dei 6 gradi di separazione, si sono accodati a quelli che (più o meno appartenenti al gruppone dei 300, sostenevano la causa e, tramite l’adesione alla stessa, potevano mettere in luce anche la loro posizione, riflessione, appartenenza. Nulal di male, sia chiaro. Ma non funziona.

Non funziona perchè la prima regola del web sociale è che solo attraverso la “partecipazione” e la “condivisione” si fa sistema. Senza si fa solo “somma”.

Detto questo, apro e chiudo l’ultimo capitolo. Vi è una tacita ma consapevole indole nei blogger italici, che è quella di usare il proprio blog e la sua visibilità come trampolino verso il mondo del mainstream. Non di tutti sia chiaro, am di moltissimi.

Quando uomini ponte come Alessandro, che rappresentano un po’ l’ideale (blogger/giornalista) accendono la miccia è chiaro che l’emulazione è quasi obbligata. Lui è un hub forte.

Secondo me andrebbe analizzato meglio il contesto. Io son più daccordo con Luca De Biase che (anche lui uomo ponte fra i due ecosistemi) un giorno mi raccontava di un idea niente male. Quella di chiarire meglio cosa sia il “citizen journalism” in Italia e provare a fissarne dei perimetri dentro i quali fare scuola, paradigma, etica, ecc.

Pensateci. le opportunità ci sono.
E, un altra volta, proviamo davvero a mettere a confronto le due o tre anime prima e non dopo.

La blogopalla litigata lasciamola per le cose buffe, cazzare, piccanti che, per fortuna, ci permettono di buttare via lo stress giornaliero…magari su FF che, secondo me, è il posto ideale.

Ciao a tutti

Massimo Melica scrive:

La Rete sta cambiando ed io non mi ci ritrovo più.

Un tempo si sono fermati pericolosi disegni di legge e mai con l’aiuto dei politici. (Passigli, Levi sono solo un esempio)
Oggi che la Rete italiana assume un proprio peso, tutti sul carro per guidare un nuovo spirito di pensiero.

Ora nessuno mette in dubbio che il ddl Alfano rischiava di fare un casotto ma attendiamo cosa accadrà dopo le riflessioni suggerite dalla “gente digitale” che hanno portato, prima ancora del 13 luglio, all’impegno di alcuni come l’Onle Palmieri (PDL) ad interessarsi direttamente della questione.

Per la mia esperienza, giuridico-normativa, in Aula spesso e volentieri si apportano delle modifiche che se ritenute giuridicamente corrette lasciano tutti soddisfatti, in caso contrario interviene la giurisprudenza, anche quella Costituzionale, a porvi rimedio. (vedi caso Hadopi in Francia)

Forse, e dico forse, nell’indipendenza di coloro che amano la Rete può aver dato fastidio una presenza politica che ha potuto porre in discussione lo spirito libero, trasparente e indipendente che accomuna tanti di Noi.

Nella pratica sebbene lo sciopero dei giornalisti sia stato sospeso, appena saputo del rinvio della discussione al Senato del ddl Alfano per settembre, i blogger hanno deciso di proseguire la loro protesta. E’ stata una loro decisione che dev’essere rispettata.

Semanticamente, ma credetemi è una riflessione personale che non vuole incidere sullo spirito dell’azione, non avrei usato il termine “Sciopero” perchè penso che per sciopero si intende l’astensione collettiva dal lavoro di lavoratori dipendenti allo scopo di rivendicare diritti, per motivi salariali, per protesta o per solidarietà.
Il salario o stipendio che viene detratto è proporzionale alla sospensione lavorativa.

I Blogger sono stipendiati? Ricevono un salario? Mi sembra che il 98% no, quindi sarebbe stato meglio che venisse chiamata la giornata dell’ “Astensione alla condivisione dei saperi”e solo per il titolo sarei intervenuto per sapere perchè un gruppo di uomini e donne rinunciano ad una tale libertà ed opportunità come la condivisione.

Ora è una gran perdita di tempo chiedersi se la manifestazione ha raggiunto i suoi effetti, perchè sono certo che in Italia, come per l’elezioni politiche, tutti si dichiarano vincitori.
Plug-Us
Massimo Melica

micheleficara scrive:

@ rossella, dai questa ridicola retorica “ho scioperato anche per te” tenetela per i comizi di partito e lasciamola fuori dai blog please …

@gilioli, “Veramente ho letto il tuo post con attenzione: è che non l’ho trovato all’altezza della tua media.” percaso stai passando per caso agli insulti velati? questo pareggia il mio obbligo di rettifica 🙂 e per quanto riguarda gli “altri parlamentari” pensi veramente che dopo gli imbavagliati e gli insulti gratuiti in video avrebbero davvero dovuto palesarsi … ?

se la protesta (come auspicavo) fosse stata più credibile magari ci sarebbero stati (anche solo al prosecchino)

@guido sinceramente di certi campanili che suonano a vuoto (o a morto) ne faccio volentieri a meno …

e sopratutto dei relativi campanari …

mi piacerebbe invece una piazza (sotto al campanile) non volgarmente politicizzata con gente capace (in video) solo di abbiare al “corruttore”

Guido anche io mi sarei aspettato (visto le belle cose fatte in passato) una impostazione meno forcaiola e politicizzata … e sinceramente devo ancora capire (e metabolizzare) questo tua repentina ed inspiegabile strambata politica.

Però dopo avere visto come i ragazzi di The Pirate Bay

https://micheleficara.com/2009/07/01/la-baia-si-e-venduta-anche-le-mutande-la-storia-si-ripete-e-tanti-ci-cascano-come-al-solito/

(che ho conosciuto grazie a te e ti ringrazio perchè allora fu cosa interessante e ne parlai bene dei loro ideali) si sono rivenduti al migliore offerente tutta la loro operazione di libertà e condivisione di cultura in rete, non mi stupisco più di nulla.

Comunque te lo dissi in privato in anticipo che non condividevo questo modo politicizzato di agire ed adesso l’ho semplicemente dichiarato pubblicamente.

Forse mi sbaglio io ed il vostro è il modo giusto di agire, ma vedo di non essere l’unico a contestare la forma prima ancora della (giusta) sostanza.

E’ la politica, (arrivata definitivamente anche nel web) bellezza.

🙂

roberto dadda scrive:

@scorza Il decreto dovrà essere discusso per la sua conversione in legge e quelle che riporto sono le linee guida della commissione per la discussione. Staremo a vedere.

In ogni caso questa della rete assolutamente libera è solo una grande idiozia, le rete deve avere le sue regole, come ogni strumento di comunicazione.

http://robertodadda.blogspot.com/2009/07/tanto-rumor-per-nulla.html

bob

Rossella T. scrive:

Non so, non mi interessa sapere se gli aderenti allo sciopero siano stati 100, 1000 o 10.000.
Conta che in Italia vi sia una punta avanzata di cittadini poco disponibili a lasciarsi imbavagliare.
Se un significato politico ha avuto lo sciopero dei blogger, la difesa della libertà di espressione non è poco.
Qualche spot antigovernativo è scappato? Inevitabile: questo governo sta producendo una serie di codicilli per limitare gli spazi di democrazia.
Io ho scioperato anche per te.

Guido Scorza scrive:

Michele,
quanto al tuo post…
Grazie delle critiche (le poche serie) e tanta, tanta delusione per tutto il resto.
Francamente da te mi sarei aspettato qualcosa di più…anche se all’opposizione ma così…suona proprio come una vecchia campana che essendosi vista privata del campanile ha deciso di disturbare il suono della nuova ormai issata.
Con tanta stima (almeno) per il passato.
G.

Guido Scorza scrive:

@roberto dadda: ma tu hai capito quello che hai postato o hai fatto un copia incolla?
Se vuoi, tanto per parlare di fatti e non di chiacchiere, leggi il resoconto completo delle sedute della commissione giustizia al senato:
“Dopo aver illustrato il comma 27 in materia di responsabilità delle persone giuridiche per il reato di pubblicazione arbitraria di atti di un procedimento penale, si sofferma sul comma 28, il quale novella l’articolo 8 della legge sulla stampa, con particolare riferimento al diritto di rettifica.”
Quello che ti ho incollato è l’unico passo in cui si parla delle norma oggetto di contestazione.
Quello che tu citi è, invece, un passo della discussione in commissione alla Camera….sfortunatamente divenuta carta straccia a seguito dell’approvazione del testo del ddl nella formulazione che tutti conosciamo.
Siam tutti liberi di pensarla come ci pare – anche se questo non dovrebbe essere uno scontro politico ma di libertà – ma i fatti…quelli non li si può riscrivere a piacere. C’è già fuori dalla rete chi lo fa! Buona serata.

roberto dadda scrive:

I casi sono due: o Gilioli non è informato o è in malafede, a lui la scelta.

Dalla relazione della commisione giustizia del senato:

La IX Commissione della Camera dei deputati, considerato che la disposizione in esame estende ai siti informatici le procedure di rettifica delle informazioni ritenute non veritiere o lesive della reputazione dei soggetti coinvolti, […] ha espresso parere favorevole a condizione che il riferimento ai “siti informatici” sia sostituito da “giornali e periodici diffusi per via telematica e soggetti all’obbligo di registrazione di cui all’articolo 5″.

http://news.iusseek.eu/visual.php?num=69061

Il fatto ched un giornale o un periodico siano assoggetati all’obbligo di rettifica è sacrosanto!

bob

Veramente ho letto il tuo post con attenzione: è che non l’ho trovato all’altezza della tua media.

Comunque, ho chiesto adesione alla manifestazione a tutte le forze politiche e a esponenti di tutti gli schieramenti. Ma hanno aderito in pochi: del Pd solo Ignazio Marino, Civati, Scalfarotto , Adinolfi, Vita, Verducci e qualche altro; poi Sinistra e Libertà, Per il bene Comune, i Radicali, Di Pietro e qualcun altro che sicuramente scordo. Tu dici che loro hanno strumentalizzato e noi ci siamo fatti strumentalizzare, io invece li ringrazio a essersi uniti a noi e di averci aiutati a rendere più rumoroso il nostro silenzio.

Non è colpa mia, del resto, se il disegno di legge idiota viene da questo governo – e se quindi i parlamentari del Pdl che a questo disegno sono contrari hanno preferito non disturbare il loro manovratore. A me sarebbe piaciuto farmi strumentalizzare anche da loro.

C’est tout. Se poi tu chiami faziosità non aver paura di esprimere le proprie idee in pubblico, beh sì, allora siamo su posizioni inconciliabili. Ma che non ci fosse diritto di replica nell’occasione da te citata, beh questa è proprio una bugia: devo importi rettifica entro 48 ore, di nuovo???
😉
Ciao

micheleficara scrive:

caro Alessandro,

evidentemente non hai letto con attenzione il mio post.

condivido il motivo della protesta, non condivido la modalità populiste e stucchevoli della protesta.

non condivido che per dimostrare un “certo” peso politico, le giuste rimostranze contro il DDL ALFANO siano diventati oggetto di una lotta politica senza quartiere dove (spesso) nei vostri video si vedono attacchi ingiustificati (e degni di ampia querela più che di rettifica) nei confronti di Silvio Berlusconi.

Ti sottolineo inoltre che i video a cui mi riferisco non sono solo “ospitati” sul ning dirittodirete ed interpretati da anonimi sconosciuti, ma coloro che rilasciano le dichiarazioni gratuite contro Silvio Berlusconi sono alcuni dei promotori della manifestazione stessa.

Se c’è poi una cosa che ho capito dopo 15 anni di internet e che la forza della rete (tu in rete ci sei da pochi anni e forse ti è sfuggito) è la sua trasversalità.

La strumentalizzazione che non mi è piaciuta è che da un “casus belli” in via di definizione (e comunque non meno importante di problematiche come la net neutrality, il diritto d’autore digitale ed affini che però sono troppo complicate da spiegare alla massa per suscitare un movimento di piazza) si sia estrapolata e concretizzata esclusivamente una protesta politica di parte con Antonio di Pietro e (l’assente) Beppe Grillo che ha difatto disintegrato la trasversalità che fino ad oggi ha accompagnato l’internet italiano.

Se non ci fosse stata la Butade Populista dei Bavagli e la strumentalizzazione politica dell’iniziativa, ci sarei stato anche io in piazza e magari (anche) altri politici di altri schieramenti e (prosecchini a parte) si sarebbe potuto tirarne fuori qualcosa di veramente utile per tutti.

Purtroppo è stata persa una bella occasione e se leggi i commenti in rete (di molti) te ne renderai conto.

Del resto ho già avuto modo di apprezzare la tua faziosità durante il convegno sul diritto di rete organizzato da Altroconsumo alla Camera dei Deputati di cui ero tra i relatori:

https://micheleficara.com/2009/05/07/camera-dei-deputati-riflessioni-a-mente-fredda-sul-convegno-per-il-diritto-di-rete/

e (mi dispiace) ma non mi riconosco nei tuoi metodi accusatori e senza diritto di replica sperimentati in quell’occasione.

Siamo su due posizioni diamtralmente opposte ed assolutamente inconciliabili, in rete a volte succede.

Ma anche tu puoi riflettere e cambiare e questa discussione è un buon inizio.

Con affetto e stima.

Gentile Ficara,

avendone lei una conoscenza approfondita, è perfettamente conscio del fatto che con il disegno di legge in questione, se approvato, lei non potrebbe darmi del capobastone senza dover rettificare entro 48 ore, pena un multone.

Ripeterò quindi a lei quello che ho già scritto a Paolo Valenti: questa protesta è stata ideata e fatta anche per poter liberamente dare del capobastone a uno sconosciuto, sul proprio blog, senza mordacchie e senza ridicoli obblighi di rettifica. Immagino quindi che lei capisca che si tratta di una battaglia libertaria. Quindi non trasversale a tutti, ma – auspicabilmente – a molti.

Quanto al resto, è davvero triste vedere come ciascuno tenda a proiettare le proprie dinamiche mentali sugli altri. Evidentemente lei usa la rete per dimostrare il suo peso e il suo consenso sulla medesima, e quindi è convinto – senza conoscere le persone – che tutti gli altri facciano così.

Vede, Ficara, se uno organizza qualsiasi cosa in Rete
deve metterci la faccia, e io ce l’ho messa. Però quando uno ci mette la faccia, trova sempre qualcun altro che lo accusa di protagonismo e di andare in cerca di consenso. Pazienza. E’ un problema di chi accusa più di chi è accusato.

Mi permetto infine di farle notare che lei non potrà MAI trovare – da nessuna parte – che io ho mai scritto o detto che “tutti i blogger” hanno scioperato, o altre sciocchezze del genere. Al contrario ho messo in luce, anche su L’espresso cartaceo, la pluralità e la differenza di opinioni tra i blog anche su questa protesta. E considero proprio la pluralità delle opinioni, la diversità delle idee, il patrimonio dei blog per preservare il quale abbiamo protestato.

Anche sui quattro gatti – quelli sì – presenti ieri a piazza Navona ho tenuto il profilo più basso possibile in termini di numeri quando mi hanno chiesto “quanti eravate”. Così come basso profilo ho tenuto in piazza, dove non ho parlato, ho evitato le telecamere e ho lasciato volentieri i “discorsi” ai più bravi e competenti Scorza e De Kerckhove.

Infine, mi perdoni, ma prendersela con il sito ning di Diritto alla rete perchè alcuni suoi iscritti hanno mandato video antiberlusconiani è come accusare Zuckerberg di essere mafioso perché su Facebook ci sono le pagine pro Riina: un’argomentazione così da lei non me l’aspettavo,

Colgo l’occasione per ringraziarla di quello che ha fatto e di quello che mi auguro possa ancora fare – con Palmieri e non solo – per migliorare il disegno di legge Alfano. Buon lavoro, quindi.

Alessandro Gilioli

micheleficara scrive:

non mi piacciono i blocchi contrapposti ma questa volta non sono stato io a crearli … oramai è chiaro che ci sono …

sulla strumentalizzazione politica ci avevo visto giusto e dopo l’articolo di Zambardino (lontano mille anni luce dalla mia posizione politica)

http://zambardino.blogautore.repubblica.it/2009/07/15/non-occuparmi-la-panchina-ovvero-dopo-diritto-alla-rete/

che denuncia la strumentalizzazione del Tonino Nazionale – antonio di pietro, vedo che tutto è andato come avevo (purtoppo) previsto …

niente isterismi, credimi, ma solo una lucida e pragmatica visione basata su tante esperienze passati in altri ambiti …

adesso che internet “pesa” i “galletti” del digitale devono fare sentire il loro peso, se noo non contano più nulla … e diventano solo chiacchere e distintivo

ArMyZ scrive:

Inoltre, credo che creare blocchi contrapposti sia controproducente. Credo che tutti abbiamo il medesimo interesse: possiamo condividere o meno lo strumento e le modalità con cui “far sentire” il nostro disagio ma quest’ultimo (spero) sia avvertito da tutti.
In tal senso concordo con le osservazioni di chiusura del commento di Carlo.

ArMyZ scrive:

sorry, sostituisci “poco” con “proprio” 🙂

ArMyZ scrive:

Ciao Michele, ho letto con il consueto interesse il tuo intervento e posso dire che, finalmente, non sono del tutto d’accordo con te.
Strano perchè spesso mi sono trovato a condividere quello che scrivevi.
La sensazione che ho è che il tuo articolo ha due anime, come se fosse scritto da due mani diverse o in tempi diversi: la prima (dall’inizio più o meno fino al grassetto) dove si vede una più o meno velata critica (cauta e selettiva in alcuni casi, imho) all’iniziativa del 14 luglio e l’altra rivela il consueto Michele dai toni pacati e aperto al confronto.
Traspare nervosismo a tratti isterico, specialmente con quel “(poco)” inserito nel titolo: davvero credi ad una macchinazione? Davvero credi ad una “prova tecnica”?
Posso concordare che lo sciopero possa non essere servito a molto, posso concordare anche che ognuno “porti acqua al proprio mulino” affermando che “l’intera blogosfera” ha aderito allo sciopero quando è una palese falsità.
Quanto stona è avvertire polemica non costruttiva in un tuo post, non ci sono abituato 🙂

micheleficara scrive:

carlo qui siamo oramai alla frutta, ma non solo, leggo ora che il sedicente comitato promotore dello sciopero dei blogger ha fatto filtrare dei comunicati stampa che sono stati fotocopiati (come di regola) dalla stampa generalista dove annunciano che “lo sciopero di TUTTI i blogger italiani”, ha aderito TUTTA la blogosfera italiana”.

brutta faccenda la menzogna, brutta davvero e tipica di quel mondo che questi signori vorrebbero combattere …

è proprio vero (purtroppo) che i conti tornano sempre …

su questa cosa presto un nuovo post …

micheleficara scrive:

grazie a Moschebianche per la citazione !

Carlo Reggiani scrive:

Michele, a rafforzare quanto hai scritto oggi il piu’ famoso blogger italiano (ebbene si’, tal Beppe Grillo) non ha certo scioperato, con un post altamente politico: http://www.beppegrillo.it/2009/07/grillo168_il_pd.html

Concordo con l’analisi della strategia sbagliata e controproducente per tutta la blogopalla italica: non dobbiamo offrire il fianco alle strumentalizazioni e alle semplificazioni giornalistiche (sembra assurdo ma qui si vuole solo finire sui giornali e in tv!). Bisogna lavorare ai fianchi, incessantemente, con competenza, idee nuove e capacita’ di realizzare azioni mai messe in atto prima.

E non certo con uno “sciopero” che non funziona piu’ neanche a Mirafiori! Andiamo avanti per favore.